Il tratto distintivo della seduta 110 è il bracciolo, un elemento ricurvo e allungato che si dissolve elegantemente in corrispondenza delle gambe frontali, frutto di una magistrale lavorazione artigianale.
La sua linea precisa e definita delinea la silhouette del fianco della sedia, trasformandosi in un raffinato dettaglio decorativo che caratterizza l'intera struttura. L'estetica, di grande leggerezza visiva, si combina con una struttura essenziale in palissandro, che accoglie un confortevole cuscino imbottito per la seduta e lo schienale, rivestiti in un velluto verde morbido e avvolgente.
Bibliografia: G. Gramigna, Repertorio del design italiano 1950-2000, p. 87, Allemandi, 2003; R. Lietti, Ico Parisi. Design. Catalogo ragionato 1936-1960, p. 546, Silvana Editore, 2017
Figura centrale e al tempo stesso indipendente nel panorama del design italiano del secondo Novecento, Ico Parisi ha attraversato architettura, arte e progetto con una visione colta e radicale, difficilmente incasellabile nelle correnti dominanti del suo tempo. Formatosi a Como, in un contesto culturalmente vivace e segnato dall’eredità del Razionalismo, Parisi sviluppa fin dagli esordi un linguaggio personale che supera il funzionalismo ortodosso per aprirsi a una dimensione più plastica e sperimentale. Nel 1948 fonda con la moglie Luisa Aiani lo studio La Ruota, centro di ricerca interdisciplinare dove architettura, arti visive e design dialogano in modo continuo. Negli anni Cinquanta e Sessanta realizza arredi e progetti architettonici che incarnano una nuova idea di modernità: non mera risposta funzionale, ma tensione dinamica tra struttura e gesto. Nel lavoro di Parisi, l’arredo non è mai semplice elemento funzionale, ma presenza plastica nello spazio, dispositivo capace di generare relazioni e percezioni. Le sue opere si distinguono per un’eleganza tesa e dinamica, dove la linea diventa segno e la struttura si fa espressione. Oggi il suo lavoro è oggetto di rinnovata attenzione critica e collezionistica a livello internazionale. I suoi arredi, così come le sue architetture, testimoniano una ricerca autonoma e coerente, che ha saputo coniugare sperimentazione tecnica e visione poetica.